L’Eremo del Vivo

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L’Eremo del Vivo

Tra bellissimi boschi, ricchi di sorgenti e dal fascino spirituale, si erge imponente l’antico Eremo del Vivo.

L’Eremo del Vivo è situato nella piccola frazione di Castiglione d’Orcia  – più precisamente nella località di Contea, a pochi chilometri di distanza dal borgo.
La fondazione dell’intero complesso è piuttosto incerta: risale probabilmente al secolo XI, ed è stata attribuita a San Romualdo; tuttavia la prima menzione ufficiale riguardo ad esso si ha in una bolla pontificia del 1113, nella quale viene citato come uno degli enti religiosi appartenenti al Monastero di Camaldoli.

Si componeva originariamente di un Eremo (che corrisponde all’attuale Ermicciolo), situato in posizione alta e isolata, e di un monastero – la cui costruzione viene fatta risalire al 1218 – che si trovava invece in posizione più bassa e che venne utilizzato da papa Alessandro IV come rifugio per i monaci durante i vari eventi bellici che interessarono la zona verso la metà del secolo. Verso la prima metà del XIII secolo il monastero, ormai disabitato, decadde per poi divenire proprietà della famiglia Farnese, la quale successivamente lo cedette, insieme ai numerosi beni rimasti al suo interno, al Cardinale Marcello Cervini di Montepulciano. Fu poi proprio il Cardinale ad ordinare la costruzione di un palazzo-castello sui resti del monastero, la cui realizzazione è stata attribuita a Antonio Sangallo il Giovane. Oltre che della ristrutturazione dell’edificio, al Cardinale è stato dato il merito della costruzione di abitazioni, magazzini e frantoi, elementi che hanno contribuito a dare l’avvio all’economia della zona, che, di conseguenza, ha permesso lo sviluppo del nucleo abitato di Vivo d’Orcia, che assunse la forma attuale nel 1867.

Il palazzo-castello fatto edificare sui resti del monastero dal Cardinale Cervini.

 

The palace-castle was built on the remains of the monastery by the Cardinal Cervini.

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La chiesa del monastero – detta Chiesa di San Pietro –  venne poi profondamente modificata e trasformata nell’attuale chiesa dedicata a San Marcello. Sono presenti alcuni elementi cinquecenteschi nella facciata esterna, mentre i tre altari interni e la parte alta del campanile risalgono sicuramente al Seicento. Le uniche tracce della costruzione originaria sono invece da individuarsi nella parte bassa del campanile e nella parte meridionale dell’edificio, oltre che in uno stipite – presente oggi nella sacrestia ma che apparteneva in origine al portale della facciata – in cui è raffigurato San Michele in atto di uccidere il drago.

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L’Ermicciolo, parte nel complesso di Vivo d’Orcia.
(Foto anteprima e a destra: Bruno Brunelli)

The Ermicciolo , part of the complex of Vivo D’Orcia. (Photo preview and on the right Bruno Brunelli)

Per quanto riguarda invece la parte dell’Ermicciolo, ossia l’eremo superiore, vi era presente una chiesa intitolata a San Benedetto, la quale si trova in prossimità delle sorgenti del Vivo. Si tratta di una piccola chiesa risalente al periodo romanico caratterizzata da un’unica navata che termina con un’abside semicircolare e che si presenta decorata con delle arcatelle pensili sostenute da mensole scolpite. La facciata invece presenta, ai lati del portali, due riquadri decorati con un motivo a scacchiera ottenuto tramite l’utilizzo di diverse tonalità di roccia vulcanica. Questo aspetto rispecchia abbastanza fedelmente quello originale, anche grazie all’eccellente stato di conservazione ottenuto tramite varie ristrutturazioni condotte intorno agli anni Trenta del Novecento.

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I boschi di Vivo d’Orcia, ricchi di sorgenti di acqua.

 

The woods of Vivo d ’Orcia , rich in water sources .